Credo nella coincidenza degli opposti. Uso gesso, pigmenti, bitume e resina, in un insieme teso a strati come pelle o come tessuto delle idee. Sono carte da cifrare, ammucchiate come tovaglie, su tavole o tela. Nella pittura data generosamente, poi sottratta, tracciata con segni chiusi netti e graffiata via con aloni sfumati, lascio le possibili interpretazioni. Le domande sull’identità, la mia personale o quella umana in assoluto, si pongono inevitabili nella mia ricerca. Nello spazio del corpo costruisco l’anatomia del pensiero. Ciò che mi sembra non definibile a parole lo dipingo nell’insieme dei contrari, che va oltre la forma.